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- Tags: avvocato, credito, debito, decreto, denaro, ingiuntivo, ingiunzione, pagamento, pagare, recuperare, restituire, riavere, soldi
Hai prestato dei soldi, venduto un prodotto o offerto un servizio, ma il pagamento non è mai arrivato? Puoi continuare ad aspettare, ma potresti anche risolvere il tuo problema in[...]

Hai prestato dei soldi, venduto un prodotto o offerto un servizio, ma il pagamento non è mai arrivato?
Puoi continuare ad aspettare, ma potresti anche risolvere il tuo problema in un modo molto più semplice e rapida di quanto credi: con l’ingiunzione di pagamento (conosciuta anche come decreto ingiuntivo).Se il termine ti fa pensare a qualcosa di complicato (o costoso), non preoccuparti: ora ti spieghiamo in concreto di cosa si tratta.
Cos’è un’ingiunzione?
Immagina di bussare alla porta del giudice e dire: “Quel tizio mi deve dei soldi e vorrei riaverli senza dovergli far causa”. Se hai una prova scritta (contratti, fatture, messaggi, assegni, etc.), il giudice può emettere un ordine formale al debitore: “Paga o restituisci ciò che devi”. Semplice no? 🎯
Ecco, con l’ingiunzione quindi NON serve una causa lunga e costosa. Il giudice esamina i documenti e, se tutto è in regola, emette il decreto ingiuntivo (in genere entro 30 giorni). Una volta notificato il decreto, il debitore può decidere se:
- Pagarti o consegnarti quanto ti spetta;
- Ignorare l’ingiunzione (ma con conseguenze poco simpatiche, come vedremo).
- Presentare un’opposizione (e cioè fare lui causa a te tramite l’avvocato).
Chi può richiederlo?
Tutti, privati, aziende, associazioni, purché abbiano un credito:
✅ Certo (ossia fondato su prove documentabili);
✅ Liquido (quando l’ammontare è determinato o determinabile)
✅ Esigibile (cioè, il termine per pagare è scaduto).
A tal fine è fondamentale avere una prova scritta che dimostri il diritto (come dicevamo, contratti, fatture, preventivi firmati, messaggi, assegni, ecc.) e, quasi sempre, aver tentato di recuperare il credito senza successo (la famosa diffida ad adempiere con costituzione in mora, ossia dove dici al debitore “ti do 10 giorni per pagare o ricorrerò alla tutela legale!“).
🚫 E chi NON può? Chi NON ha una prova scritta del credito. Se hai un accordo solo verbale, dovrai seguire una causa ordinaria, molto più lunga e articolata.
Quanto costa?
Ognuno di noi si fa i conti in tasca prima di chiamare l’avvocato, no?
Ecco, quante volte capita di sentire frasi tipo: “se per recuperare 1300 euro devo anticipare 500 euro di avvocato, lasciamo perdere”. SBAGLIATO!
Funziona così:
👉🏼 Le spese dell’avvocato confluiscono nell’ingiunzione: per cui, se devi recuperare 1300 e le spese legali ammontano a 500 euro, l’ingiunzione sarà di 1800 euro.
ma c’è di più
👉🏼 L’avvocato può anticipare le spese legali al posto tuo e provvedere all’ingiunzione a costo zero. Sì, non è una fantasia lo dice la legge (ed è il caso dell’avvocato antistatario).
Sulla base di ciò, tornando all’esempio sopra: l’avvocato richiede l’ingiunzione per 1800 euro e, solo DOPO che il tuo debitore avrà pagato l’importo per intero, l’avvocato tratterrà la sua quota di spese, dando a te ESATTAMENTE QUELLO CHE TI SPETTA (ossia i famosi 1300 euro).
Dovrebbero insegnarle a scuola queste cose…
Certo, questa è una facoltà che non tutti gli avvocati sono disposti a accogliere. Noi di Legaless® sì, e con il nostro sistema di Servizi Online, riusciamo ad elaborare il ricorso per l’ingiunzione in 48 ore!
Ad ogni modo, per farti due conti numeri alla mano, nella tabella sottostante trovi il costo medio delle ingiunzioni previsto dalla legge in base al valore del credito:
>>Scorri>>
Valore del credito
Da €0 a €5.200 Da €5.201 a € 26.000 Da € 26.001 a €52.000 Da €52.001 a €260.000 Da €260.001 a €520.000 Etc.
Costo avvocato € 473,00
€ 567,00 € 1.370,00 € 2.242,00 € 4.394,00
… Insomma, tolte le spese legali, l’unico importo che resterà da pagare sarà il contributo unificato (la tassa del tribunale che puoi calcolare con questo sistema e da ridurre, peraltro, del 50%). Più che fattibile direi.
Come si avvia la procedura?
Per ottenere l’ingiunzione è necessario che il ricorso depositato al tribunale contenga elementi sufficienti a dimostrare il credito. Pertanto:
- Raccogli tutte le prove del credito da inserire nel ricorso e trasmettile all’avvocato (preventivi, contratti, messaggi, etc.)
- L’avvocato deposita il ricorso in tribunale (anche tramite processo telematico, oggi è tutto digitale!)
- Valutazione del giudice: senza udienze e senza avvisare il debitore, il giudice esamina i documenti e, se tutto torna, emette l’ingiunzione.
E il debitore? Lo scopre solo quando riceve la notifica del decreto, che deve essere inviata entro 60 giorni.
Cosa può fare il debitore?
Una volta notificato, il debitore ha 40 giorni per scegliere tra:
- Pagare (o consegnare): soluzione semplice, senza stress e spese extra. E la storia finisce qui.
- Ignorare l’ingiunzione: pessima idea! Dopo 40 giorni, il decreto diventa definitivo e il creditore può passare alle maniere forti: notificare un precetto e successivamente avviare il pignoramento (stipendio, pensione, conto corrente, casa… niente escluso!).
- Fare opposizione: ma per farlo deve iniziare una causa vera e propria, durante la quale ognuno dovrà dimostrare le proprie ragioni in modo approfondito. Bel rischio, no?
🤔 Si può rateizzare? Beh, diciamo che la legge non prevede il pagamento dell’ingiunzione a rate, ma nulla vieta alle parti di raggiungere un accordo per un piano di rientro rateale (meglio pagare a rate che rischiare un pignoramento, no?).
Bene, ora che sai come funziona, resta solo da farti due conti e decidere.
Se hai bisogno di assistenza per un’ingiunzione, o ne hai ricevuta una da cui vuoi difenderti, nella sezione Recupero Crediti di Legaless® puoi raccontarci di più 😉
Normativa applicabile
Codice di procedura civile:
- Articoli da 633 a 647: Disciplinano interamente il procedimento di ingiunzione
Codice Civile:
- Art. 1219: Costituzione in mora del debitore come presupposto per l’ingiunzione.
- Art. 1454: Diffida ad adempiere, con cui si intima al debitore di provvedere entro congruo termine
- Art. 2740: Responsabilità patrimoniale del debitore per i propri obblighi.
- Tags: accordo, agreement, commerciali, Contratto, disclosure, divulgazione, lavoro, NDA, non, non-disclosure, non-divulgazione, patto, riservatezza, segretezza, segreti
In un mondo iperconnesso dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce, proteggere i propri segreti è una priorità. Se hai un’idea rivoluzionaria, dati aziendali sensibili o una ricetta segreta,[...]

In un mondo iperconnesso dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce, proteggere i propri segreti è una priorità.
Se hai un’idea rivoluzionaria, dati aziendali sensibili o una ricetta segreta, non puoi certo permettere che tutto finisca nelle mani sbagliate, giusto?
Ecco dove entra in scena l’accordo di riservatezza o di non divulgazione (anche noto come NDA, da Non-Disclosure Agreement, per chi vuole darsi un tono più international): un contratto che dice chiaramente “Questa informazione è off-limits per tutti, tranne noi”.
Vediamo meglio in cosa consiste.
Cos’è un NDA?
Si tratta di un contratto tra due (o più) parti in cui almeno una di loro si impegna a non divulgare informazioni specifiche ricevute durante una collaborazione, un colloquio di lavoro, una consulenza, o altro ancora.
Ad esempio: immaginiamo che tu stia collaborando con un’azienda per sviluppare un prodotto innovativo.
❌ Senza un NDA, il tuo partner potrebbe condividere i dettagli del progetto con qualcun altro, magari un concorrente.
✅ Con un NDA, invece, lo obblighi legalmente a tenere le informazioni per sé, pena sanzioni economiche o legali.A cosa serve un NDA?
L’NDA è uno strumento concreto per proteggere:
📌 Segreti aziendali: piani finanziari, strategie di marketing, brevetti etc.
📌 Progetti futuri: come collaborazioni o idee in fase di sviluppo.
📌 Informazioni sensibili: ad esempio, dati dei clienti o tecnologie proprietarie.
In altre parole, un NDA garantisce che il vantaggio competitivo dato dall’avere specifiche informazioni resti nelle tue mani.
Come funziona un NDA?
Un NDA ben scritto deve presentare questi punti chiave:
🎯Chi è coinvolto: specifica le parti obbligate al rispetto della riservatezza.
🎯 Quali informazioni sono protette: l’accordo deve elencare con precisione cosa è considerato “segreto”. Non basta scrivere “tutte le informazioni disponibili”: meglio riferirsi a “documenti tecnici, progetti, dati dei clienti e qualsiasi materiale condiviso nell’ambito del progetto X”.
🎯 Durata del vincolo: il patto può essere limitato nel tempo (es. 3 o 5 anni) o valido a tempo indeterminato. Attenzione: la durata deve essere bilanciata da un controvalore.
🎯 Conseguenze per la violazione del vincolo: su questo punto non bisogna farsi prendere troppo dall’entusiasmo ed essere ragionevoli. Uno sguardo al Codice Civile ed alla giurisprudenza può essere di grande aiuto…
Un esempio concreto? Un’azienda potrebbe far firmare ai dipendenti un NDA che vieta di divulgare i dati dei clienti per 3 anni dopo il licenziamento.
Sì, il patto può durare anche oltre la fine del rapporto di lavoro!Quando usare un NDA?
Questo contratto è particolarmente utile in contesti come:
✅ Colloqui di lavoro: quando un’azienda deve rivelare informazioni sensibili a un candidato per valutare le sue competenze.
✅ Collaborazioni tra aziende: per esempio, quando due imprese discutono di una partnership strategica che deve restare riservata.
✅ Rapporti con freelance o consulenti: se un designer esterno sviluppa il tuo logo o un consulente ti aiuta a migliorare il business, vuoi che non condividano quei dettagli con altri clienti, vero?
✅ Ambiti creativi o innovativi: se hai un’idea brillante, firmare un NDA prima di condividerla con investitori o potenziali partner è sempre una buona idea.
Conclusione
Un NDA è come un’assicurazione: ti protegge da rischi che potrebbero costarti caro.
Che tu stia assumendo un nuovo collaboratore, lavorando con un partner strategico o sviluppando un progetto innovativo, un NDA ben fatto è sempre un ottimo alleato.
Online puoi trovare diversi modelli precompilati da usare come base per il tuo NDA.
Se invece cerchi un prodotto più tecnico e specifico per le tue esigenze, puoi usare il sistema interattivo Contratti su misura [LINK] che abbiamo creato su Legaless® per creare l’NDA che fa al caso tuo.
Normativa applicabile
Codice Civile: non contiene disciplina esplicita dell’accordo di riservatezza, che si ricava indirettamente dai principi generali del contratto, tra cui:
- Art.1375: Buona fede nell’esecuzione dei contratti
- Art. 2105: Obbligo di fedeltà del lavoratore
- Art. 2598: Atti di concorrenza sleale
Codice della Proprietà Industriale (CPI) – D.Lgs. n. 20/2005:
- Art. 98: Tutela delle informazioni riservate
- Art. 99: Uso non autorizzato di informazioni riservate
Codice Penale
- Art. 622: Rivelazione di segreto professionale
- Art. 623: Rivelazione di segreti scientifici o industriali
- Tags: accordo, agreement, assenza, compete, concorrenza, concorrenzialità, conflitto, conflittualità, Contratto, datore, lavoro, NCA, non, non-concorrenza, patto
Hai appena trovato il lavoro dei tuoi sogni, firmato il contratto, e già ti senti al settimo cielo. Poi ti accorgi di una clausola che non avevi notato: il famigerato[...]

Hai appena trovato il lavoro dei tuoi sogni, firmato il contratto, e già ti senti al settimo cielo. Poi ti accorgi di una clausola che non avevi notato: il famigerato accordo di non concorrenza (o NCA, Non-Compete Agreement, per quelli chic).
La domanda allora sorge spontanea: “Ma davvero se lascio questo lavoro non posso nemmeno guardare i concorrenti?” 😱Calma. Niente panico. È tutto scritto nero su bianco nel Codice Civile, quindi prima di far scoppiare una rivoluzione in ufficio, vediamo di che si tratta.
Che cos’è il patto di non concorrenza?
Immagina questo scenario: sei uno sviluppatore software per un’azienda che fa programmi di gestione stipendi. Durante il rapporto di lavoro, ovviamente, non puoi andare a lavorare per il loro concorrente diretto (lo dice la legge). Ma cosa succede quando molli tutto per una nuova avventura?
In teoria, dopo la fine del rapporto puoi fare quello che ti pare, anche entrare nella squadra avversaria. Ma ecco il trucco: spesso il datore di lavoro ti propone un accordo per limitare questa libertà, estendendo il divieto di concorrenza anche dopo la cessazione del rapporto.
Lo scopo? Evitare che tu usi tutte quelle “chicche” aziendali (dati, strategie, segreti del mestiere etc.) per aiutare qualcun altro.
Giusto? Forse sì, forse no. Ma per essere valido, questo patto deve rispettare delle regole precise.⚠️Le regole del gioco: i requisiti del patto di non concorrenza
Non basta una semplice stretta di mano o due righe buttate lì: il patto di non concorrenza dev’essere un vero gentleman agreement.
Per renderlo legittimo servono:
📌 Forma scritta: Se non è nero su bianco, puoi ignorarlo senza problemi. Verba volant.
📌 Limiti chiari di: oggetto, luogo e tempo
Nessuno può dirti: “Non lavorerai mai più in questo campo professionale, ovunque nel mondo, per sempre.” Eh no, caro datore, non funziona così.
Il patto deve specificare esattamente quali attività sono limitate, in quale area geografica e per quanto tempo (spoiler: massimo 3 anni per i dipendenti, 5 anni per i dirigenti)📌 Un compenso adeguato: Esatto, questa “rinuncia” deve avere un prezzo. Più il divieto è stringente, più il corrispettivo deve essere generoso.
Insomma, non possono darti due spicci e aspettarsi che tu stia in un angolo per anni.⏱️ Durata massima: il limite oltre il quale il patto diventa carta straccia
La legge è chiara:
- 3 anni per quadri, impiegati e operai;
- 5 anni per i dirigenti.
Se il tuo contratto supera questi limiti, il tempo in eccesso si riduce automaticamente a ciò che prevede la legge e non sempre sussistono i requisiti affinché questi termini siano raggiunti per intero (anzi…).
🚫 Quando il patto di non concorrenza è nullo?
La legge non lascia spazio all’improvvisazione. Un patto è considerato nullo se:
❌ Non prevede un compenso (o il compenso è simbolico).
❌ Non stabilisce chiaramente oggetto, luogo e durata del vincolo.
❌ Lascia al datore di lavoro la possibilità di modificare unilateralmente le condizioni del patto (ad esempio, l’area geografica).
Conclusioni: pro e contro
L’accordo di non concorrenza è ormai frequente nella maggior parte delle realtà di mercato.
Se da un lato è uno strumento che permette a chi assume di conservare alcuni vantaggi sui concorrenti, dall’altro può essere un limite per chi viene assunto se non viene bilanciato dal ritorno economico.
Insomma… chi assume cerca certezze sulla validità del contratto che propone.
Chi firma, deve prima leggere con attenzione e capire a cosa va incontro.In un caso o nell’altro, se hai dubbi, parlane con un professionista prima che il contratto diventi un boomerang o per trovare il miglior compromesso.
Con i Servizi Online di Legaless® puoi compilare il modulo rapido in pochi click e ricevere un parere preliminare. Vale la pena provare, no?
Normativa applicabile
Codice Civile:
- Art. 2125: Disciplina generale del patto di non concorrenza
- Art. 2105: Fedeltà durante il rapporto di lavoro
- Art. 1341: Clausole vessatorie nei contratti
- Art. 1751-bis: Patto di non concorrenza nel rapporto di agenzia.
Cassazione. Ord. n. 10679/2024, conferma che: “Il patto di non concorrenza deve ritenersi nullo nell’ipotesi in cui il corrispettivo riconosciuto al lavoratore non risulti determinato né determinabile”;
- Tags: Collaborazione, Contratto, lavoro, non continuativo, occasionale, prestazione, rapporto, ritenuta d'acconto, saltuario
Non tutte le attività occasionali sono uguali? Eh sì, perché il lavoro occasionale può essere autonomo oppure svolto sotto la direzione di qualcun altro e, a seconda del caso, cambiano[...]

Non tutte le attività occasionali sono uguali? Eh sì, perché il lavoro occasionale può essere autonomo oppure svolto sotto la direzione di qualcun altro e, a seconda del caso, cambiano regole e adempimenti.
Vediamo allora se il Contratto di Prestazione Occasionale (PrestO) può fare al caso tuo.
1. Chi può richiedere una prestazione occasionale?
📌 Imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi, associazioni, fondazioni ed enti privati.
📌 Utilizzatori con meno di 10 dipendenti a tempo indeterminato.
Per chi organizza congressi, fiere, eventi, gestisce stabilimenti termali o parchi divertimento, il limite sale a 25 dipendenti.
⚠️Attenzione, però: sono escluse, ad esempio, le imprese di edilizia, miniere e appalti. E per le pubbliche amministrazioni, il PrestO è valido solo in ambiti specifici, come eventi culturali o calamità naturali.
2. Chi può fare il Lavoratore Occasionale?
Lavoratore occasionale può essere chiunque, ma ci sono alcune regole da rispettare. È vietato usare il PrestO con chi:
🚫 Ha già un contratto subordinato in corso con lo stesso datore di lavoro.
🚫 Ha chiuso un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione continuativa con il datore negli ultimi 6 mesi.
Se infrangi questa regola, il rapporto verrà considerato a tempo pieno e indeterminato sin dall’inizio, con tutto ciò che ne consegue sul piano giuslavoristico.
3. Quanto si paga il lavoratore occasionale?
Ecco i numeri che devi sapere:
- 👷🏼♂️ Il lavoratore > deve ricevere almeno 9 euro netti l’ora.
- 🧑🏼💼 L’utilizzatore (il committente) > deve pagare almeno 12,41 euro l’ora (contributi inclusi).
⚠️Ma attenzione! Anche se il lavoratore svolge un’ora soltanto, va comunque pagato per un minimo di 4 ore.
4. Limiti di Guadagno: nessun campo minato, ma occhio ai tetti 💰
Per evitare abusi, ci sono dei limiti sia per chi offre il lavoro che per chi lo svolge:
👷🏼♂️ Limiti per il lavoratore:
- Non può guadagnare più di 5.000 euro all’anno con tutti i committenti messi insieme.
- Con lo stesso committente, il limite scende a 2.500 euro*.
🧑🏼💼 Limiti per l’utilizzatore:
- Non può pagare più di 10.000 euro all’anno a tutti i lavoratori occasionali messi insieme.
- Per chi opera in settori come fiere o eventi, il tetto sale a 15.000 euro.
✅Un piccolo vantaggio è previsto per i lavoratori svantaggiati (pensionati, studenti, disoccupati): per loro, i compensi si calcolano al 75%; gli utilizzatori possono quindi erogare fino a 12.500 euro all’anno
5. Durata massima e attivazione del contratto ⏱️
Un altro dato da sapere è che un lavoratore non può superare le 280 ore all’anno con lo stesso utilizzatore. Inoltre, l’utilizzatore deve garantire il rispetto di pause, riposi settimanali e giornalieri.
Mentre in passato bastava scrivere la cosiddetta “ricevuta di prestazione occasionale”, oggi per attivare la prestazione bisogna passare attraverso il portale dell’INPS (“Prestazioni di lavoro occasionale e libretto famiglia”). È necessario:
📌 Registrare sia il datore di lavoro che il prestatore.
📌 Caricare il portafoglio telematico dell’utilizzatore con i fondi necessari (PagoPA o F24).
📌 Comunicare, almeno 60 minuti prima dell’inizio del lavoro: dati del lavoratore, luogo, durata e compenso.
Se la prestazione viene annullata, si può revocare entro 3 giorni. Dopo, l’INPS procede comunque al pagamento.
Un Contratto per Tutti❓ Nì
Il Contratto di Prestazione Occasionale è un ottimo strumento per le situazioni saltuarie, ma bisogna rispettare alla lettera le regole per evitare multe o problemi con la burocrazia.
È l’ideale per “lavoretti” una tantum, ma non è adatto per lavori che rischiano di diventare continuativi o particolarmente remunerativi.Se stai pensando di scrivere un contratto di prestazione occasionale, online puoi trovare mille modelli compilabili.
Se invece preferisci “dormire sonni più tranquilli”, ma prima vuoi sapere quanto costa l’aiuto di un esperto, compila in 2 minuti il modulo interattivo di Legaless® [LINK] e ti aiuteremo a centrare l’obiettivo 🎯Normativa applicabile
Art. 2222 del Codice Civile: Definizione di contratto d’opera, che funge da quadro giuridico generale per le prestazioni di lavoro autonomo.
Normativa generale:
- Articolo 54-bis del Decreto Legge 50/2017, convertito con modificazioni dalla Legge 96/2017: Introduzione del contratto di prestazione occasionale e del libretto famiglia, in sostituzione dei vecchi voucher.
- Circolare INPS n. 107/2017: Chiarimenti operativi e amministrativi sull’utilizzo del contratto di prestazione occasionale e del libretto famiglia.
- Legge 81/2017 (Jobs Act dei lavoratori autonomi): Riguarda alcune disposizioni sul lavoro autonomo, con potenziali riferimenti alle prestazioni occasionali.
- D.Lgs. 276/2003 (Legge Biagi): Definizione del concetto di prestazione occasionale e delle caratteristiche del lavoro subordinato.
- Decreto Legislativo 66/2003: Normativa sull’orario di lavoro, pausa e riposo (applicabile alle prestazioni occasionali).
Contributi e Fiscalità
- Articolo 67 del TUIR (D.P.R. 917/1986): Riguarda la qualificazione fiscale dei redditi derivanti da prestazioni occasionali.
- Circolare INAIL n. 48/2017: Specifiche sui contributi INAIL e sulle modalità di copertura assicurativa per le prestazioni occasionali.
- Circolare INPS n. 103/2018: Indicazioni relative alla gestione del limite di compensi e contributi previdenziali.
- Tags: Co.co.co, Collaborazione, Collaborazione coordinata e continuativa, Continuativa, Contratto, senza assunzione
Devi firmare un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) e hai qualche dubbio su cosa ti spetta? Non sei solo. Questo contratto, a metà strada tra lavoro subordinato e[...]

Devi firmare un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) e hai qualche dubbio su cosa ti spetta? Non sei solo.
Questo contratto, a metà strada tra lavoro subordinato e autonomo, può sembrare un buon compromesso, ma presenta diverse criticità quando si parla di tutele e diritti.Vediamo cosa prevede a riguardo la legge e perché è importante conoscere i tuoi diritti prima di ritrovarti a lavorare 24/7 senza una pausa.
1. Co.co.co. in breve 🤏
La collaborazione coordinata e continuativa ti permette di lavorare senza un capo che ti guida e controlla ogni minuto, ma con una certa dose di vincoli.
L’idea è semplice: lavori per un committente seguendo obiettivi precisi, ma organizzi tempi e modalità del tuo lavoro in autonomia.2. I pilastri del Co.co.co.:
📌 Autonomia: Decidi tu come e quando lavorare, senza orari imposti, rispettando gli obiettivi del contratto.
📌 Coordinamento: Il committente può darti indicazioni, ma non può dirti esattamente come fare il tuo lavoro.
📌 Collaborazione: Sei parte del progetto, ma non nell’organigramma aziendale.
📌 Continuità: Non è un lavoretto occasionale, ma un impegno stabile.
3. I diritti del collaboratore: un mix tra sì e no
🏖️ Ferie: Solo quelle “fai-da-te”
Con un co.co.co. sei tu a decidere quando prenderti una pausa, ma senza ricevere un euro mentre sei in vacanza. Insomma, non aspettarti ferie pagate.
Il lato positivo? Nessuno può costringerti a lavorare senza sosta tutto l’anno.😴 Riposo: Dipende da dove lavori
Se lavori in azienda, il committente deve rispettare i limiti previsti per i dipendenti: ad esempio, non può farti lavorare senza concederti almeno 11 ore di riposo tra un turno e l’altro. Se invece lavori da casa, beh… il limite diventa spesso solo la tua capacità di dire “basta”.
🤒 Malattia: Sì, ma con il contagocce
Se stai male, puoi ricevere un’indennità giornaliera dall’INPS. Ma attenzione:
📌 Non sono coperte le malattie brevi (meno di 4 giorni).
📌 La durata massima indennizzabile è limitata a 1/6 del contratto, con un minimo di 20 giorni all’anno.
Se la malattia è una continuazione di una precedente, potresti ricevere copertura per l’intero periodo.
🤔 TFR: Non pervenuto
Il trattamento di fine rapporto (TFR) non è previsto per i collaboratori coordinati e continuativi. Finito il contratto, finisce tutto: niente “bonus di addio”, solo il compenso pattuito.
🥳 Disoccupazione: per fortuna c’è la DIS-COLL (“DISoccupazione COLLaboratori”)
Se perdi il lavoro, puoi richiedere la DISCOLL, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori:
- Devi essere in stato di disoccupazione involontaria.
- Serve almeno un mese di contributi alla Gestione Separata INPS.
Attenzione: l’importo si riduce del 3% dopo i primi 5 mesi e dura al massimo 12 mesi.
❌ Licenziamento: Dipende
Il contratto di collaborazione termina alla data prevista senza obbligo di preavviso, salvo accordi diversi.
Attenzione: se il rapporto prosegue oltre la scadenza, potrebbe trasformarsi in un contratto subordinato a tempo indeterminato. Occhio alle date!
4. Co.co.co.: Rischio o opportunità❓
Essere collaboratori coordinati e continuativi è un po’ come stare su una barca a vela: sei libero di navigare, ma se il vento gira male, rischi di ritrovarti senza una bussola. Tra ferie che non ci sono, TFR inesistente e malattia coperta “a spicchi”, il rischio è quello di essere un lavoratore autonomo… ma senza autonomia.
Ovviamente sul contratto non è tutto scritto a caratteri cubitali. A volte, dietro clausole apparentemente innocue, si nascondono fregature che non ti aspetti.
Magari, con la giusta attenzione e qualche “ritocchino” di una mano esperta, quel contratto si può trasformare in un’ottima opportunità.
Chi può dirlo? Beh…
Normativa applicabile
Art. 409, n. 3, Codice di Procedura Civile: Definizione del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa come parasubordinato.
D.Lgs. 81/2015 (Jobs Act): Introduzione del concetto di lavoro autonomo coordinato e norme di disciplina generale.
- prova
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- Tags: acquisto, all'asta, appartamento, asta, asta giudiziaria, casa, comprare, immobile, immobiliare, incanto, telematica
Stai pensando di comprare casa all’asta? No, non serve essere un avvocato o un esperto di leggi, ma un po’ di preparazione sì! Se l’idea di aggiudicarti un immobile a[...]
Stai pensando di comprare casa all’asta? No, non serve essere un avvocato o un esperto di leggi, ma un po’ di preparazione sì!
Se l’idea di aggiudicarti un immobile a un prezzo super vantaggioso ti stuzzica, ecco tutto quello che devi sapere per affrontare l’asta con il giusto mix di consapevolezza e audacia.1. Perché comprare casa all’asta?
Partiamo dalle buone notizie: comprare casa all’asta può essere un affare. Ecco perché:
- 📌 Prezzo conveniente: di solito, infatti, le case all’asta costano meno rispetto al mercato tradizionale.Sai perché?
Per 2 motivi principali: innanzitutto perché il valore d’asta si basa sul valore reale stimato da un tecnico, ma anche perché, se non ci sono offerte, il giudice programma una nuova asta e abbassa il prezzo di ¼.
E se sei l’unico offerente? Potresti portartela “a casa” al prezzo a base d’asta! - 📌 Ampia scelta: case grandi, piccole, in centro o in campagna. Basta cercare sui portali giusti, come pvp.giustizia.it, astegiudiziarie.it o fallcoaste.it.
Qui puoi trovare tutte le informazioni che cerchi, anche se hai trovato l’annuncio su siti aggregatori come immobiliare.it o idealista.it. - 📌 Investimento intelligente: ad esempio, ristrutturi e rivendi a un prezzo superiore. Se ami il bricolage o il business immobiliare, è un’occasione da cogliere.
Attenzione però a non farti incantare solo dal prezzo! Leggi TUTTO quello che c’è da sapere sull’immobile e segui i nostri consigli.
2. Come scoprire se la casa all’asta è un buon affare? 💰
Prima di buttarti a capofitto, fai i compiti a casa. Ecco cosa devi controllare:
- L’Avviso d’asta (o bando) contiene tutte le informazioni rilevanti, tra cui:
- Data, ora e luogo dell’asta.
- Prezzo base d’asta.
- Offerta minima accettabile.
- Eventuali rilanci minimi.
- Cauzione richiesta.
- Condizioni di partecipazione.
- La Perizia: è il documento della verità. Qui trovi:
- Planimetria (ovvero com’è fatta la casa).
- Valore di mercato stimato.
- Stato dell’immobile (libero o occupato).
- Possibili problemi, come abusi edilizi o difformità.
Generalmente puoi trovare questi documenti sul sito ufficiale dove è pubblicizzata l’asta.
- Costi totali: oltre al prezzo d’asta, devi considerare:
- Spese di registrazione, imposte e oneri notarili.
- Eventuali costi di sanatoria per difformità edilizie o abusi.
- Possibili spese per liberare l’immobile (se occupato).
Infine, se possibile, prenota una visita, guardare con i tuoi occhi fa la differenza.
Contatta il custode giudiziario e organizza un sopralluogo. Magari ti accorgi che quella “vista mare” è più un “vista tangenziale”…3. Come partecipare all’asta 👨🏼⚖️
Hai trovato l’annuncio della casa dei tuoi sogni? Bene, a questo punto bisogna verificare le modalità con cui sarà tenuta l’asta e come partecipare.
In generale, le aste possono essere fisiche o telematiche:>> Scorri >> Asta fisica Asta telematica (online) Luogo Presso un tribunale o ufficio delegato Piattaforma online autorizzata Partecipazione Presenza fisica obbligatoria Comodamente da remoto Modalità di offerta Rilanci “con paletta” o a voce Offerte inserite online (manuali o automatiche) Tempistica Tempistica limitata all’evento (più ristretta) Più flessibile, soprattutto nelle aste asincrone Svolgimento Tutti presenti nello stesso momento Può essere simultaneo o asincrono 📍ASTA FISICA:
Si svolge in un luogo fisico prestabilito, generalmente presso il tribunale o un ufficio del delegato alla vendita.
Ecco come funziona:1. Partecipazione
a) Versa la cauzione (di solito pari al 10% del prezzo base) tramite bonifico o assegno circolare.
b) Presenta la domanda entro la scadenza indicata nel bando e consegna al tribunale o al professionista delegato:- Ricevuta della cauzione o assegno circolare.
- Domanda di partecipazione con i tuoi dati personali.
- Documento d’identità e codice fiscale.
c) Porta con te i documenti: Il giorno dell’asta, assicurati di avere copia della domanda e un documento d’identità valido.
d) Registrazione: al tuo arrivo, verrai registrato come partecipante.
Una volta conclusi i rilanci, l’immobile viene assegnato al miglior offerente in via provvisoria. Nei giorni successivi, il tribunale o il delegato verifica che tutta la documentazione sia in regola per l’aggiudicazione definitiva.
2. Svolgimento dell’asta
- Il delegato apre l’asta leggendo l’avviso.
- L’immobile parte dal prezzo base e segue il sistema del rilancio minimo (specificato nel bando).
- Gli offerenti fanno le loro offerte.
3. Aggiudicazione provvisoria
Una volta conclusi i rilanci, l’immobile viene assegnato al miglior offerente in via provvisoria. Nei giorni successivi, il tribunale o il delegato verifica che tutta la documentazione sia in regola per l’aggiudicazione definitiva.
4. Saldo e trasferimento della proprietà
- Saldo del prezzo entro il termine stabilito (di solito 60-120 giorni).
- Decreto di trasferimento emesso dal giudice. Il decreto trasferisce la proprietà, sostituendo il rogito notarile, e cancella eventuali ipoteche o pignoramenti sull’immobile.
👨🏼💻ASTA TELEMATICA:
Si svolge interamente online tramite una piattaforma autorizzata. A seconda delle modalità di partecipazione, si distingue a sua volta in asincrona (senza partecipazione simultanea, più comune) e sincrona (con partecipazione simultanea). Ecco i passaggi:1. Registrazione e preparazione
- Registrati alla piattaforma telematica: creare un account sulla piattaforma indicata nell’avviso e autenticarti con SPID o firma digitale.
- Versa la cauzione: tramite bonifico bancario all’IBAN indicato.
- Carica i documenti richiesti: Compila e invia online la domanda di partecipazione caricando:
- Ricevuta del versamento della cauzione.
- Documento d’identità e codice fiscale.
- Dati di contatto validi.
2. Partecipazione
- Asta asincrona:
- Puoi effettuare offerte entro un periodo stabilito (es. 3-5 giorni).
- Puoi inserire un’offerta massima che la piattaforma rilancerà automaticamente fino al tuo limite.
- Asta sincrona:
- Si svolge in tempo reale con tutti i partecipanti collegati online.
- Le offerte devono rispettare i rilanci minimi indicati.
- L’immobile viene assegnato al miglior offerente dopo un periodo senza ulteriori rilanci.
- Asta asincrona:
3. Notifica dell’aggiudicazione: ricevi un’email o notifica sulla piattaforma con l’esito dell’asta.
4. Saldo e trasferimento della proprietà
- Saldo del prezzo: Entro i termini previsti, effettua il pagamento del saldo e delle imposte richieste.
- Decreto di trasferimento: Il giudice emette il decreto che trasferisce la proprietà.
La procedura è identica a quella dell’asta fisica.
4. E se la casa è occupata?
Lo scenario che spaventa di più: compri la casa e trovi dentro… un altro inquilino 😱
Non preoccuparti! Subito dopo l’aggiudicazione, il giudice ordina lo sgombero con il decreto di trasferimento, che costituisce anche il titolo per avviare la procedura con l’ufficiale giudiziario 👮🏼♂️. I tempi per liberare l’immobile vanno in genere dai 60 ai 120 giorni.
Consigli pratici
📌 Preparati: le aste possono essere molto competitive ed è importante studiare tutto il fascicolo per sapere cosa aspettarsi e preparare una strategia.
📌 Attenzione alle offerte: una volta effettuata un’offerta, non puoi più ritirarla. Se vinci e non saldi il prezzo, addio cauzione!
📌 Prima esperienza? L’assistenza di un professionista può tornarti utile per evitare errori nelle varie fasi del procedimento. Una volta capito come funziona, puoi cavartela anche da te!
In bocca al lupo e buona asta! 🏡
Normativa applicabile
Codice di Procedura Civile (CPC):
- Art. 490 e seguenti: Regolano le modalità di pubblicità delle vendite giudiziarie e delle aste immobiliari.
- Art. 560: Riguarda la liberazione dell’immobile da parte del debitore. Dopo l’aggiudicazione, il giudice ordina il rilascio dell’immobile, da attuare entro 120 giorni (in casi estremi con l’ausilio dell’ufficiale giudiziario).
- Art. 571 e seguenti: Disciplinano le modalità di partecipazione all’asta e l’aggiudicazione degli immobili.
- Art. 572 CPC: Prevede che l’aggiudicazione venga effettuata dal giudice o dal delegato (professionista nominato dal tribunale).
- Art. 586 CPC: Regola il decreto di trasferimento dell’immobile all’aggiudicatario, che equivale al passaggio di proprietà
- Decreto Ministeriale 32/2015: Regola la pubblicità delle aste sul Portale delle Vendite Pubbliche (pvp.giustizia.it).
- Legge 132/2015 (Riforma delle esecuzioni immobiliari): Introduce norme per velocizzare le esecuzioni e migliorare la trasparenza del processo di vendita.
Codice Civile, Art. 1470 e seguenti: Applicabili per la vendita di beni immobili, anche in contesti giudiziari, con il principio del “visto e piaciuto.”
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